giovedì 1 luglio 2010

Silent Family

12 famiglie
la famiglia di Stefania

la famiglia di Lorena

la famiglia di Mirco

la famiglia di Ida

la famiglia di Erika

la famiglia di Antongiulio

la famiglia di Albano
la famiglia di Martina
la famiglia di Silvia
la famiglia di Elisa
la famiglia di Angelo

la famiglia di Alice
Mandra Cerrone – video e still life Silent family
foto Piero Lullo, pierolullo@yahoo.it

E’ la ripresa d una performance, della realizzazione di un tabliaux vivents, ma il video, condensando e accellerendo il processo di costruzione, vede dipanarsi e costruirsi un senso, tra memoria / interiorità (bianco e nero) e realtà (colore). Finche prendono forma esperienze della memoria individuale di chi costruisce: ma tutti possiamo fare ed essere quel “processo” perché ognuno può o potrebbe rimostrare agli altri il puzzle di relazioni che la sua “famiglia” in quanto relazioni sociali germinali, è stata. Quindi io non guardo soltanto il video e il processo che racconta: io sono potenzialmente quel processo. Io posso esserlo e se almeno perdo due minuti in me stesso ad immaginarlo, entro nella dimensione della mia personale “analogia” e percorro, a partire dall processo logico, il mio luogo analogico. Ovvero vivo l’esperienza della mia interiorità a cui cerco di ridare almeno qualche senso.
Antongiulio Zimarino

Al centro del mio lavoro c’è l’essere umano. Resto sempre affascinata dall’immagine corporea che ingrandita nel monitor diventa una geografia infinita da esplorare e percorrere in lungo e in largo sui pixel pelle anima…Osservando gli esseri umani, ancor più dell’immagine mi conquista quello che non si vede; la psiche, i pensieri nascosti, le attitudini inconsapevoli, i segreti, il buio profondo e la luce intensa che tutti portiamo dentro. Le cose che si rendono manifeste solo a uno sguardo molto allenato. Un sentire/vedere fatto di totale dedizione e apertura verso l’altro.Una sorta di innamoramento dell’imperfezione, della contraddizione, dei singolari conflitti di ciascuno.
E così è nata Silent Family; ho indagato lo scenario mentale, interiore, che da senso ai nostri gesti, alle nostre affermazioni. Negando la parola, il racconto verbale della biografia di ciascuno, ho attinto al mito che solo un’immagine può comunicare e trasmettere, da cuore a cuore, silenziosamente.L’allestimento scenico delle relazioni familiari, un’immagine cristallizzata dallo scatto fotografico, permette a chi guarda di interpretare prossemicamente ogni gesto, d’interrogarsi a lungo sulla qualità dei legami.
L’immagine, lieve come un contenuto mentale, quasi immateriale, rivela in realtà i condizionamenti, le pesanti catene con cui la nostra genealogia c’imprigiona, progetta la nostra vita, impedisce la nostra realizzazione, molto spesso con un frainteso doloroso sentimento di pseudo amore.
Mandra Cerrone

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